Biodiversità

L’Eastern Arc è un antichissimo “arcipelago montano” formatosi 20-30 milioni di anni fa e composto da una serie di rocce cristalline che si snodano dal Kenya meridionale fino alla Tanzania centro-meridionale, lungo un asse NNE-SSW, con vette che superano i 2700 m sul livello del mare. Queste montagne sono coperte da foreste altrettanto antiche che rappresentano una delle aree più importanti al mondo dal punto di vista della biodiversità, (facendo parte di uno dei 34 hotspot di biodiversità mondiali) poiché ospitano 93 specie endemiche di vertebrati di cui 20 Uccelli, 9 Mammiferi, 28 Rettili e 36 Anfibi. Altre 74 specie risultano quasi endemiche di tali montagne, trovandosi anche nelle regioni limitrofe. Per quanto concerne le piante, 800 specie di piante vascolari sono endemiche o quasi endemiche, fra queste 68 sono specie arboree, molte delle quali a rischio di estinzione. Fra le briofite sono note 700 specie di cui trentadue endemiche. La maggior parte delle forme endemiche dell’Eastern Arc è costituita da specie di foresta fitta, anche se si rinvengono altri taxa di prateria, aree rocciose, acquitrini e ambienti di boscaglia.

La catena montuosa dei Monti Udzungwa occupa un’area di 10,000 kmq e rappresenta “l’isola” più meridionale dell’Eastern Arc. Queste montagne supportano l’area maggiore di foresta umida e una porzione rilevante della biodiversità dell’Eastern Arc, registrando la più grande diversità di mammalofauna dell’intero arcipelago montano. Solo in quest’ultimo paio di anni sono stati scoperti una specie di toporagno, Congosorex phillipsorum, un nuovo genere di primate, Rungwecebus kipunji e una nuova specie di toporagno elefante, Rhynchocyon udzungwensis.

Purtroppo questi relitti di antichissime foreste sono minacciati da una crescente pressione antropica. Durante il periodo coloniale larghe aree di foresta e prateria montana furono sacrificate a coltivazioni di tè, caffè e piantagioni di pini da legname. Più recentemente, molte aree di foresta in prossimità dei villaggi sono state sostituite da piantagioni di banane, fagioli e pomodori per la sussistenza delle popolazioni locali, come è accaduto nei Monti Nguru e Uluguru e negli stessi Udzungwa. A causa della fertilità, dell’abbondanza d’acqua e del clima favorevole che li caratterizza, i massicci montuosi sono frequentemente meta di consistenti migrazioni indigene. L’elevata densità di popolazione che si riscontra ai piedi delle montagne, comporta uno sfruttamento incontrollato delle risorse forestali con abbattimento di alberi e piante per raccogliere legna da ardere, caccia e, in alcune zone, estrazione di minerali preziosi.

 

 

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